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Apicoltura, un passo alla volta....


Gibbo
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2 ore fa, Gibbo ha scritto:

P.S.

a me i francesi uff..... 

come no ?! ?

. . . nell'estate del'72 però conobbi una certa Cristine ?

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1 ora fa, roberto ha scritto:

come no ?! ?

. . . nell'estate del'72 però conobbi una certa Cristine ?

Io 89 credo ?

io Colette, e aveva villa a 15 km da Parigi. Allungai così tanto la vacanza che a casa si preoccuparono. 

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3 ore fa, Gibbo ha scritto:

Io 89 credo ?

io Colette, e aveva villa a 15 km da Parigi. Allungai così tanto la vacanza che a casa si preoccuparono. 

Colette era la cugina di mio padre, abita a La Ciotat,
ne sono stato innamorato solo a vederla ragazzina nelle foto del viaggio di nozze dei miei ?
qui a dx, a sx mia Mamma ?

image.png.a4e0defa2c8d03bfd29a0e895b902811.png

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oh vecchi reprobi,

 

se andate sui ricordi mi tocca citare una certa Caterin (??) incontrata a La Rochelle nel 1978

oh, a divenatr vecchi i ricordi svaniscono e non riesco a mettere a fuoco il nome; ricordo meglio il vestito, il profumo, gli occhi, le labbra .....

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12 ore fa, funghimundi ha scritto:

oh vecchi reprobi,

 

se andate sui ricordi mi tocca citare una certa Caterin (??) incontrata a La Rochelle nel 1978

oh, a divenatr vecchi i ricordi svaniscono e non riesco a mettere a fuoco il nome; ricordo meglio il vestito, il profumo, gli occhi, le labbra .....

Sai com'è . . . ?

Siamo ancora interessati alla materia, :whistling:

anche se non ricordiamo più il perchè . . . . ?

????

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Ho letto l'articolo le cause della perdita di api ha radici multifattoriali in primis l'ambiente poi gli stessi apicoltori ma loro cioè le api stanno gridando con le loro morie che la Terra ormai è avviata grazie al genere umano verso una tragica evoluzione. Purtroppo l'agricoltura dalle ultime ricerche ha superato la stessa industria come inquinamento tutto ciò che insetticida e diserbant funghicidi e antiparassitari hanno un effetto devastante sulle colonie delle api in quanto il contatto con tali sostanze determina all'inizio con il contatto iniziale con una sola sostanza la possibile resistenza da parte delle api  per i processi detossificazione ma il contatto con una altra sostanza determina un effetto sinergico fra le due sostanze che porta al processo di detossificazione ad essere nullo determinando nelle api adulte un accorciamento della loro vita o addirittura alla morte mentre nelle larve la nascita di api già deboli in quanto le sostanze si depositano nella cera. Pensate che  se analizziamo la cera di una famiglia in una zona possiamo trovare tutto quello che viene utilizzato come sostanze in tale luogo in quanto le api sono delle eccellenti bioindicatori che nessun stumento umano è in grado di determinare con precisione come fanno  le api. l'agricoltura che effettua la monocoltura determina se la pianta nettarifera nel suo periodo di fioritura un abbondante raccolto che però finisce e poi dopo abbiamo una scarsità di raccolto di nettare da parte delle api. le api hanno bisogno di biodiversità botanica in modo tale che attraverso il nettare e il polline hanno la possibilità di poter svilupparsi in modo regolare. Altro esempio di come la stessa tipologia di monocoltura possa creare se la pianta come è successo con il girasole con  le nuove varietà utilizzate come biocombustibili hanno minore nettare e polline cosa che prima per gli apicoltori correvano a spostare le api sui campi coltivati a girasole che oltre a fare miele abbondante e tanto polline determinava che le famiglie scoppiavano da quanto erano numerose. Poi con l'avvento della varroa parassita introdotto in Italia nei primi anni 80 ha determinato ancora di più indebolimento delle api portando alla luce la presenza di virus e batteri che prima addiruttura non si conoscevano oppure erano presenti soltanto in partcolari stagioni avverse come la peste americana che può comparire in primavere molto piovose. Per quanto riguarda gli apicoltori anche loro contribuiscono al loro indebolimento come l'uso spropositato di soluzione zuccherine per avere un maggiore numero di api al momento delle grandi fioriture per avere più miele.E' stato studiato che questi zuccheri determinano una alterazinoe delle flora microbica intesinale delle api che hanno una funzione molto importante è il loro sitema immunitario per resistere alle malattie inoltre hanno anche una incidenza sulla vita delle api determinado una minore tempo di vita.

Io sto dalla parte delle api insetto che nel suo piccolo ha un milione di nueroni contro 100 milardi che noi abbiamo inoltre insegnano come deve essere una ottima società dove ogni ruolo ha la sua importanza per poter mandare avanti la specie mentre scusate noi umani la stiamo distruggendo...........................

 

 

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3 ore fa, funghimundi ha scritto:

Molto interessante 

il discorso friulano è da capire, troppo importante. 

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22 ore fa, Lupo di Toscana ha scritto:

Ho letto l'articolo le cause della perdita di api ha radici multifattoriali in primis l'ambiente poi gli stessi apicoltori ma loro cioè le api stanno gridando con le loro morie che la Terra ormai è avviata grazie al genere umano verso una tragica evoluzione. Purtroppo l'agricoltura dalle ultime ricerche ha superato la stessa industria come inquinamento tutto ciò che insetticida e diserbant funghicidi e antiparassitari hanno un effetto devastante sulle colonie delle api in quanto il contatto con tali sostanze determina all'inizio con il contatto iniziale con una sola sostanza la possibile resistenza da parte delle api  per i processi detossificazione ma il contatto con una altra sostanza determina un effetto sinergico fra le due sostanze che porta al processo di detossificazione ad essere nullo determinando nelle api adulte un accorciamento della loro vita o addirittura alla morte mentre nelle larve la nascita di api già deboli in quanto le sostanze si depositano nella cera. Pensate che  se analizziamo la cera di una famiglia in una zona possiamo trovare tutto quello che viene utilizzato come sostanze in tale luogo in quanto le api sono delle eccellenti bioindicatori che nessun stumento umano è in grado di determinare con precisione come fanno  le api. l'agricoltura che effettua la monocoltura determina se la pianta nettarifera nel suo periodo di fioritura un abbondante raccolto che però finisce e poi dopo abbiamo una scarsità di raccolto di nettare da parte delle api. le api hanno bisogno di biodiversità botanica in modo tale che attraverso il nettare e il polline hanno la possibilità di poter svilupparsi in modo regolare. Altro esempio di come la stessa tipologia di monocoltura possa creare se la pianta come è successo con il girasole con  le nuove varietà utilizzate come biocombustibili hanno minore nettare e polline cosa che prima per gli apicoltori correvano a spostare le api sui campi coltivati a girasole che oltre a fare miele abbondante e tanto polline determinava che le famiglie scoppiavano da quanto erano numerose. Poi con l'avvento della varroa parassita introdotto in Italia nei primi anni 80 ha determinato ancora di più indebolimento delle api portando alla luce la presenza di virus e batteri che prima addiruttura non si conoscevano oppure erano presenti soltanto in partcolari stagioni avverse come la peste americana che può comparire in primavere molto piovose. Per quanto riguarda gli apicoltori anche loro contribuiscono al loro indebolimento come l'uso spropositato di soluzione zuccherine per avere un maggiore numero di api al momento delle grandi fioriture per avere più miele.E' stato studiato che questi zuccheri determinano una alterazinoe delle flora microbica intesinale delle api che hanno una funzione molto importante è il loro sitema immunitario per resistere alle malattie inoltre hanno anche una incidenza sulla vita delle api determinado una minore tempo di vita.

Io sto dalla parte delle api insetto che nel suo piccolo ha un milione di nueroni contro 100 milardi che noi abbiamo inoltre insegnano come deve essere una ottima società dove ogni ruolo ha la sua importanza per poter mandare avanti la specie mentre scusate noi umani la stiamo distruggendo...........................

 

 

Lupone come ti dicevo non ho esperienza sulle monocolture e problemi di colture intensive.

Tu parli generalizzando a livello mondiale ma vanno viste le singole situazioni se si vuole capire fino in fondo. In questo è molto di aiuto l’ultimo schema linkato da Marco. Li ci sono evidenze importanti e alcune anche inaspettate. 
Ora lo stampo e leggo bene, non riesco a capire bene altrimenti. Son testone oh. ?

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Grazie Marco è interessante quello che hai postato. Non è facile lo studio delle api inerenti alle situazioni ambientali in quanto vi sono come avevo accenato cause multifattoriali dovute come ho esposto ai diversi fattori che concorrono ad alterare l'equilibrio biologico delle stesse api. Sicuramente da studi ancora in fase di ricerca si stà cercando di evidenziare quelle cause che possono determinare l'impatto con sostanze chimiche e da qui sta emergendo che un fattore di sinergismo tra loro  può determinare nell 'impatto con sotanze chimiche le quali   vengono inglobate nelle cera stessa dove poi avviene lo sviluppo da uovo fino poi ad insetto adulto. Proprio in questa fase è difficile quantificare cosa possono determinare nelle api anche con quantitativi tali da non determinare la morte dell'insetto ma sicuramente hanno effetto in un insetto come l'ape europea già a suo volta delibitata dal parassita varroa  che a sua volta trasmette malattie  quindi ci troviamo di fronte ad una situazione per l'insetto stesso molto delicata con aggiunta poi  della gestione da parte dell'apicoltore  improntata nel massimo sfruttamento dell'ape con pratiche apistiche come il nomadismo che creano nell'ape stessa fattore di stress in quanto insetto stanziale con aggiunta poi di ulteriore alimentazione zuccherina per poter aumentare il numero di api al momento del raccolto è come dopassimo le api. Altro fattore la perdita nell'ambiente di biodiversità fattore importante per insetto ape perchè fa si che attraverso la biodiversità è in grado di avere la possibilità di trovare sostanze che hanno azione positiva sulla stessa ape. Ci sarebbero ancora tante altre cose da dire ma il mio scarso italiano sarei poco chiaro e potrei essere anche noioso cmq vi lascio con queste ultime parole.........................

Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche............................

Socrate affermava che alla mente umana sfuggissero i perché ultimi delle cose. Bisognava essere coscienti della propria ignoranza, poiché sapiente sarebbe stato soltanto chi sa di non sapere, quindi solo chi sa di non sapere cerca di sapere.

Cmq poi ne parleremo a voce con un bicchiere di vino e il camino..........................

poi vi consiglio non riesco ad inserire il file " il denaro  "  di Umberto Galinberti filosofo

 

A presto................................:friends:

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1 ora fa, Lupo di Toscana ha scritto:

Grazie Marco .......

Cmq poi ne parleremo a voce con un bicchiere di vino e il camino..........................

poi vi consiglio non riesco ad inserire il file " il denaro  "  di Umberto Galinberti filosofo

 

A presto................................:friends:

eccolo



sennò a che servono i vecchi compagni di banco ?

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Grazie Marco devo anche mettere all'attenzione anche un ottimo servizio di Presa diretta visionabile Raiplay dal titolo" L'ultima Ape" da visionare......................

Mi scuso se sono così drastico nei miei commenti sicuramente effetto di questa situazione covid e dalla voglia di mollare tutto e riitarmi in montagna al contatto con la Natura tutti i giorni..........................

 

grazie Marco un abbraccione di :wub:

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Home/Notizie/Microplastiche ovunque: trovate anche sulle api
Microplastiche ovunque: trovate anche sulle api

Microplastiche ovunque: trovate anche sulle api

Redazione 2 ore fa Notizie Lascia un commento 112 Visite

 

Le api sono sempre più spesso coperte di microplastiche, che raccolgono dall’aria perché volando i peli di cui sono coperte si caricano elettrostaticamente.

Se c’è una cosa che abbiamo imparato in questi ultimi anni a proposito delle microplastiche, minuscoli frammenti che derivano dalla frammentazione di prodotti più grossi e che costituiscono una delle più nuove e invasive forme di inquinamento ambientale, è che sono ovunque.

Non è polline… Le troviamo nel cibo, in mari e oceani, persino nelle nostre feci, e ora, stando a quanto si legge in uno studio pubblicato su Science of the Total Environment, anche su un insetto che ha già parecchi altri problemi, e che se potesse si eviterebbe volentieri di doversi preoccupare anche di questo. Parliamo delle api: sia quelle domestiche sia quelle selvatiche sono sempre più spesso coperte non di polline, ma di microplastiche.

La caccia alla microplastica è, tristemente, una delle attività di ricerca più diffuse degli ultimi anni. Frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 1 mm (lo standard in base al quale si possono definire “micro”) sono stati ritrovati più o meno ovunque sul pianeta Terra, dai ghiacci dell’Antartide alle Galapagos. Il gruppo di ricerca guidato da Carlos Edo dell’università di Madrid ha voluto quindi mettere alla prova un’ipotesi relativa alle api, il cui corpo è coperto di peli che durante il volo si caricano elettrostaticamente: è in questo modo che trattengono il polline che raccolgono quando si nutrono, e lo diffondono nell’ambiente.

Sulle operaie. Questa stessa caratteristica dovrebbe, in teoria, trattenere anche altre particelle: per esempio le microplastiche, appunto. Per verificarlo, il team ha analizzato le api operaie (quelle che più si allontanano dall’alveare per esplorare) di 19 alveari in Danimarca – 9 nel centro di Copenaghen, gli altri 10 in periferia e nelle campagne circostanti – e ha trovato tracce di microplastiche ovunque.

Leggendo i risultati dell’analisi si scopre che una particella su sei tra quelle presenti sul corpo di un’ape è una qualche forma di microplastica: un frammento (derivato dalla disgregazione di un oggetto più grande) o una fibra (creata dall’uomo per avere quella forma). Il 52% di tutto il materiale rinvenuto, in particolare, è un frammento, mentre tra le fibre domina il poliestere. Non solo: è vero che, prevedibilmente, le api di città portano addosso più microplastiche rispetto a quelle di campagna, ma la differenza in termini quantitativi è minima, il che secondo gli autori è un segno dell’importanza del vento nella dispersione di questi inquinanti.

Che effetti avrà? In realtà, se è vero che lo studio ha identificato una grande varietà di microplastiche, è anche vero che non è stato possibile indicarne precisamente l’origine, né quale possa essere il loro effetto sulla salute degli insetti e su ciò che producono. Secondo gli autori, però, in attesa di saperne di più, lo studio delle microplastiche sul corpo di un’ape potrebbe diventare un valido strumento di analisi dell’inquinamento di un’area.

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2 minuti fa, Lupo di Toscana ha scritto:
 
Home/Notizie/Microplastiche ovunque: trovate anche sulle api
Microplastiche ovunque: trovate anche sulle api

Microplastiche ovunque: trovate anche sulle api

Redazione 2 ore fa Notizie Lascia un commento 112 Visite

 

Le api sono sempre più spesso coperte di microplastiche, che raccolgono dall’aria perché volando i peli di cui sono coperte si caricano elettrostaticamente.

Se c’è una cosa che abbiamo imparato in questi ultimi anni a proposito delle microplastiche, minuscoli frammenti che derivano dalla frammentazione di prodotti più grossi e che costituiscono una delle più nuove e invasive forme di inquinamento ambientale, è che sono ovunque.

Non è polline… Le troviamo nel cibo, in mari e oceani, persino nelle nostre feci, e ora, stando a quanto si legge in uno studio pubblicato su Science of the Total Environment, anche su un insetto che ha già parecchi altri problemi, e che se potesse si eviterebbe volentieri di doversi preoccupare anche di questo. Parliamo delle api: sia quelle domestiche sia quelle selvatiche sono sempre più spesso coperte non di polline, ma di microplastiche.

La caccia alla microplastica è, tristemente, una delle attività di ricerca più diffuse degli ultimi anni. Frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 1 mm (lo standard in base al quale si possono definire “micro”) sono stati ritrovati più o meno ovunque sul pianeta Terra, dai ghiacci dell’Antartide alle Galapagos. Il gruppo di ricerca guidato da Carlos Edo dell’università di Madrid ha voluto quindi mettere alla prova un’ipotesi relativa alle api, il cui corpo è coperto di peli che durante il volo si caricano elettrostaticamente: è in questo modo che trattengono il polline che raccolgono quando si nutrono, e lo diffondono nell’ambiente.

Sulle operaie. Questa stessa caratteristica dovrebbe, in teoria, trattenere anche altre particelle: per esempio le microplastiche, appunto. Per verificarlo, il team ha analizzato le api operaie (quelle che più si allontanano dall’alveare per esplorare) di 19 alveari in Danimarca – 9 nel centro di Copenaghen, gli altri 10 in periferia e nelle campagne circostanti – e ha trovato tracce di microplastiche ovunque.

Leggendo i risultati dell’analisi si scopre che una particella su sei tra quelle presenti sul corpo di un’ape è una qualche forma di microplastica: un frammento (derivato dalla disgregazione di un oggetto più grande) o una fibra (creata dall’uomo per avere quella forma). Il 52% di tutto il materiale rinvenuto, in particolare, è un frammento, mentre tra le fibre domina il poliestere. Non solo: è vero che, prevedibilmente, le api di città portano addosso più microplastiche rispetto a quelle di campagna, ma la differenza in termini quantitativi è minima, il che secondo gli autori è un segno dell’importanza del vento nella dispersione di questi inquinanti.

Che effetti avrà? In realtà, se è vero che lo studio ha identificato una grande varietà di microplastiche, è anche vero che non è stato possibile indicarne precisamente l’origine, né quale possa essere il loro effetto sulla salute degli insetti e su ciò che producono. Secondo gli autori, però, in attesa di saperne di più, lo studio delle microplastiche sul corpo di un’ape potrebbe diventare un valido strumento di analisi dell’inquinamento di un’area.

articolo Apicoltore Moderno.......................

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