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Rinascita


pietragi
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E’ tanto che non scrivevo qualcosa di mio, più volte ho preso in mano la penna (o la tastiera) e più volte l’ho posata.

 

Troppe cose per la testa, un periodo difficile troppo lungo in cui mi sono dovuto attaccare ad ogni piccola cosa per trovare linfa per combattere.

 

E quando le cose non vanno bene anche piccoli accadimenti ti fanno vedere nero.

 

 

 

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Da un anno vedo le cose negative come una piccola macchia sull’obiettivo: la morte di un collega, la morte di un animale selvatico investito che ho visto morire guardandolo negli occhi, cercando di dargli qualche secondo di conforto, la ristrutturazione di casa in tempi rapidissimi, lavorando di sera e tutti i festivi, la malattia che ancora una volta colpisce vicino, le corse in ospedale, le cure, i problemi degli amici, casini e impegno al lavoro, la celiachia, le ferie saltate, di nuovo l’ospedale.

 

Ogni accadimento ha offuscato il mio obiettivo, ho dovuto usare tutte le forze per fare tutto e dare forza a chi ne aveva bisogno: ora è tempo di cercare un panno e di pulire l’obiettivo.

 

Certo, niente sarà più come prima, ma spero che il periodo nero sia alle spalle e che per un po’ le cose si siano sistemate e che si possa guardare avanti senza il timore che uno squillo di telefono ti porti qualche triste notizia

 

 

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Chi mi conosce sa che sono molto riservato e che non cerco conforto in questo spazio, ma solo la possibilità di dare sfogo a quello che ho dentro, una sorta di cura per lo stress accumulato. Avrei preferito che le malattie avessero colpito me e non altri che amo e che sono più fragili, ma bisogna accettare la vita per come viene.

 

In questo anno mi sono aggrappato alle cose positive che mi circondano: l’amore e la famiglia sono sempre lì, pronti a dare conforto nei momenti più dolorosi, una sorta di paracadute pronto ad aprirsi in caso di bisogno e nella vita a volte sei tu ad aiutare, altre volte avrai bisogno di supporto.

 

Poi c’è stato il bosco, camminare per ore da solo, impegnarsi nella ricerca di funghi o aguzzare la vista e cogliere con tutti i sensi quello che ti circonda, saper vedere ed apprezzare le piccole cose, ascoltare i rumori o il silenzio che ti circonda, fermarsi a guardare un animale o sentirne l’odore prima che lui si accorga di te e si metta in fuga.

 

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E infine qualche uscita con gli amici di APB: non sono state molte, ma ognuna mi ha lasciato un ricordo positivo, di persone che amano stare in compagnia della natura e sono allegre; penso ai Crociati o agli amici romani.

 

Poi c’è stata la scoperta del crinale con i toscani e lì mi sono innamorato di certe viste, ho sentito che il mio percorso nel bosco era quasi completo e potevo anche uscire e puntare verso le vette.

 

Complice la scarsa presenza di funghi (e quindi di gente, per fortuna) ho potuto riprendere il contatto con alcuni boschi che mi sono cari, ma soprattutto mi sono potuto dedicare alla ricerca di un posto che sentissi veramente mio.

 

Non essere legati ad orari ti permette di visitare in lungo e in largo i boschi e scoprire posti nuovi che ti riprometti di visitare anche in tempo di funghi e puntualmente non ce la farai perché sono troppi

 

 

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Alla fine della ricerca sono giunto a trovare un posto che sento mio, da quando l’ho scoperto ogni settimana ci vado, c’è sempre tanta gente, ma io faccio un percorso fuori dalle solite rotte, più difficile, che mi permette di arrivarci senza incontrare anima viva. Giunto lassù mi fermo a “vivere” il panorama, a vedere i colori diversi a seconda della giornata e della stagione e quasi non sento le voci degli altri che passeggiano e puntano alla vetta o fanno un picnic. Certo prima di venire qua bisogna guardare bene le previsioni, perché un temporale può essere molto pericoloso.

 

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E così, da quando ho scoperto il mio angolo di cielo, quando posso sono lì, col mio zaino da sopravvivenza in spalla, a cercare un contatto con la natura che mi libera la mente da tutti i pensieri.

 

Ogni volta esploro un punto diverso e mi meraviglio di come lassù tutte le cose abbiano un colore incredibile, ogni frutto della natura ha dimensioni più grandi, ogni ora su queste pendenze vale due ore di fatica al castagno, ma al ritorno mi sento più vivo, pieno di energia anche se le gambe sono stanche.

 

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Le mie 2 settimane di ferie di Luglio le ho passate qua, ogni giorno alla ricerca di qualcosa che forse c’era e forse no, forse partiva, ma anche no, ho esplorato posti che non sono certo per tutti ed ho capito che non fanno per me, ma non era per quello che tornavo lì.

 

Ho visto anche i padroni del luogo incuriositi da questo strano animale a due zampe: mi sono fermato spesso ad osservarli, per beccarli da questa distanza (50 metri in linea d’aria) si deve cambiare obiettivo, ma a volte stanno lì, troppo sorpresi per mettersi in fuga.

 

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Qualche volta ci ho portato l’Ale per farle vivere le mie emozioni: la prima volta ha pensato di rovinare la giornata dedicata alla natura, trovando un bitorzolo che mi sono quasi vergognato a portare a casa, perché chissà come sarebbe diventato, ma in effetti era troppo in vista per durare a lungo.

 

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Per puntare al crinale ho atteso una bella giornata con Ale, volevo essere con lei in cima. Dopo una certa altezza non c’è più anima viva e ci si può godere lo spettacolo della natura o meravigliarsi che ci sia ancora qualcuno che porta quassù a pascolare le pecore. E in questo Luglio freddo ogni giorno si poteva godere lo spettacolo delle nuvole che giocavano con il crinale o con le montagne.

 

 

 

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Mi fermo diverse volte per acchiappare le nuvole che appaiono e scompaiono velocemente e tracciano disegni in cielo che devi essere pronto a cogliere, perché appena li vedi stanno già sparendo

 

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In cima le nuvole basse coprono l’orizzonte, ma questo ci dà la scusa per tornare. Da dove siamo saliti è sereno, dall’altra parte le nuvole basse ricordano certi paesaggi invernali in pianura.

 

Non so se vi è capitato di stare fra le nuvole, è una bellissima sensazione: il vento e le nuvole ti avvolgono in un abbraccio umido e delicato allo stesso tempo. Anche respirare l’aria (quasi a 2000 metri) è una strana sensazione, sembra di avere il ghiaccio che ti riempie i polmoni.

 

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Da solo ho esplorato posti aspri, veramente difficili e mi sono chiesto come si fa a camminarci in diagonale in questi dirupi, magari con la gerla pesante in spalla e da soli, ma frequentandoli ho avvertito la fatica di chi ha calcato gli stessi sentieri prima di me.

 

Forse ci si farà l’abitudine, ma per me è stata dura salirci e non ho voluto rischiare la discesa, non me la sono sentita, e sono dovuto salire fino al crinale e allungare il giro di oltre 2 ore per rientrare.

 

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Mai vista vegetazione così alta: mirtilli, ginepro e fiori tutto su scala gigante. E’ quasi incredibile vedere come la natura in posti così impervi riesca a creare vita così forte e rigogliosa. Anche in estate la rugiada ti bagna di primo mattino e mettere i piedi in quell’intreccio significa affondare fino al ginocchio nel ginepro o nel mirtillo che a volte arriva anche alla cintura.

 

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Mi sono chiesto osa mi ha attratto qui. Queste pendenze assomigliano alle difficoltà che ho scalato in questo periodo, per sentire miei questi posti li dovevo visitare in ogni angolo.

 

L’attrazione di una natura così rigogliosa che a fine Giugno mostrava ancora i segni della neve solo da poco andata via è irresistibile.

 

In realtà qui mi sento vicino ai miei cari che non ci sono più e sento un legame tra loro e quelli che hanno lasciato quaggiù sulla terra.

 

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Ma questo è il finale del film, e il percorso per arrivare qui è stato lungo e graduale, in primavera ho dovuto riprendere confidenza col bosco che avevo abbandonato per 3 mesi ed ho potuto osservare tante cose che di solito non vedevo perché quando si va a funghi non si gusta lo spettacolo attorno, quasi mai.

 

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