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Buongiorno abbiamo aggiornato il forum, esplorate e abbiate pazienza :D

 

 

massimilianonew

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  1. Con Deliberazione unanime il Consiglio Direttivo del 12 novembre scorso ha approvato la nuova disciplina per la raccolta dei funghi nel Parco, che entra in vigore dal 1 gennaio 2010. Le modifiche apportate derivano dall’accertamento di episodi di impatto significativamente superiore ad ogni livello di accettabilità, derivante soprattutto dalla concentrazione in determinate giornate di un eccessivo numero di raccoglitori, soprattutto nelle zone più delicate del Parco stesso. Di tale situazione l’Ente ha preso atto direttamente, così come ha raccolto numerosissime lamentele da parte dei soggetti più diversi. Si è dunque ritenuto di dover urgentemente intervenire affinché nella prossima stagione non si ripetano situazioni similari. Le principali modifiche apportate alla disciplina sono così sintetizzabili: - Adeguamento del regime sanzionatorio, rilevatosi in passato inadeguato. - Introduzione del divieto di raccolta funghi, per i non residenti nei 12 comuni del Parco Nazionale, all’interno delle Riserve Biogenetiche dello Stato (circa 4000 ettari sui 36.800 di Parco) limitatamente ai giorni di sabato e domenica. - Introduzione dell’obbligo per i raccoglitori di detenere, assieme all’autorizzazione, anche l’opuscolo che il Parco sta producendo e che conterrà il regolamento e l’indicazione delle norme di comportamento da tenere. Tale opuscolo sarà distribuito presso le sedi del Parco e del CFS ma anche presso alcuni esercizi (bar) dei comuni del Parco. Sono stati inoltre leggermente adeguati gli importi delle autorizzazioni per i non residenti, che diventano dunque di 55 euro per l’autorizzazione annuale (prima di 50 euro) e di 35 per l’integrazione (prima di 30 euro). Le norme sopra sintetizzate hanno la finalità di diminuire l’impatto, aumentare la consapevolezza dei raccoglitori e di scoraggiare i comportamenti scorretti, purtroppo abbondantemente riscontrati nell’azione di sorveglianza svolta per il Parco dal Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Corpo Forestale dello Stato. La disciplina sulla raccolta dei funghi sarà inserita nel Regolamento definitivo dell’Ente, che alla luce dell’imminente approvazione del Piano sarà predisposto nei prossimi mesi. In tale occasione, anche previo confronto con la Comunità del Parco ed alla luce dell’esito delle modifiche di cui sopra, sarà eventualmente possibile rivalutare la disciplina in questione.
  2. per chi non ne sia già a conoscenza, saluti. "All’interno delle Riserve Biogenetiche dello Stato, individuate nelle cartografie ufficiali e conformemente tabellate sul territorio, la raccolta dei funghi nei giorni di sabato e domenica è esercitabile esclusivamente da parte dei residenti dei comuni del Parco." it_Regolamento_funghi.pdf
  3. giacomo , eccolo qua, purtroppo la foto è venuta malissimo ma questo è un citrinus sicuro . . .
  4. alberto, eccomi qui, più esperto ahimé di calcoli renali che di funghi; l'ultimo l'ho partorito dopo tre mesi di coliche lo scorso marzo; 8 mm e guarda un pochino che forma; alla fine visto il lavoro che faccio sono pure riuscito a gustarmelo al microscopio . . . un abbraccio e a disposizione per racconti sul bombardamento . . . (litotrissia) :wink:
  5. Grazie a tutti voi dal profondo del cuore. Grazie Giorgio per stupirci ed insegnarci ancora.
  6. Marco, ti ringrazio per la risposta, così come ringrazio quanti hanno già pure risposto e quanti ancora lo faranno. lo sapevo, l'argomento è delicato, e su questa vicenda ho omesso volontariamente alcuni passaggi perché è stata oggetto di "denuncia" alle autorità competenti, che, nella fattispecie, erano i gestori di un'area protetta, e qui mi fermo. Sono un geologo e pertanto non ho nelle mie conoscenze fondamenti di etologia o zoologia tali da comprendere o giustificare l'accaduto e tanto meno di riconoscere, in frangenti concitati come quelli, un cane da un lupo o da un ibrido (anche se i loro ululati li ricordo benissimo). Quello che però gli stessi "gestori" di quell'area protetta mi hanno detto al tempo è che conoscevano l'esistenza di quel branco in azione in quella specifica zona ma che non potevano farci nulla perché a loro volta denunciati in passato dalle stesse associazioni ambientaliste che ne avevano documentato gli abbattimenti in aree protette. Il groviglio è pertanto complesso, il randagismo in montagna credo difficilmente controllabile, sull'etologia di un eventuale ibrido sarebbe bello sentire il parere di qualche esperto anche se certamente raccolgo il tuo invito alla prudenza. Ovviamente girando spesso in quelle aree di incontri con lupi "veri" ne ho già fatti diversi e mai, dico mai, hanno mostrato segnali di aggressività nei miei confronti, anche quando accidentalmente gli sono sbucato a pochi metri di distanza. Il tema, quasi provocatorio di questo topic, era certamente quello di sensibilizzare quanti amano girare per sentieri regolarmente segnati alla possibilità di incontrare pericoli inaspettati (pensa che la settimana precedente giravo quasi nello stesso bosco con mio figlio, allora di 4 mesi, nel marsupio sulla pancia!) ma anche quello di aprire una discussione sul come difendersi dal ripetersi di analoghi accadimenti (io qualche espediente l'ho messo in pratica da allora ma magari qualcuno ha idee ed esperienze migliori dello scrivente). Vi ringrazio ancora tutti.
  7. L’argomento è delicato e nasce da una brutta esperienza fatta circa 3 anni fa. Mi decido oggi a tirarla fuori perché sto leggendo in quest’ultimo periodo sempre più post dedicati agli animali, predatori e non, e mi sembra nitidamente di percepire anche una buona preparazione sul tema da parte di alcuni associati. Naturalmente lo scopo è quello di aprire una discussione fruttuosa e raccogliere anche qualche suggerimento sull’accaduto nonché una possibile chiave di lettura. Per una serie di motivi personali e non, non darò alcuna collocazione geografica precisa all’accaduto ma solamente un generico “appennino centrale”. Tre anni fa dunque, mese di agosto, partenza insieme a mio suocere, omone quasi in grado di sradicare un albero con le mani, su un sentiero abbastanza conosciuto e battuto; due ore di cammino, siamo ormai a quota 1600 circa, sosta attorno ad una sorgente e decisione di percorrere un sentiero, comunque segnato e cartografato, per chiudere ad anello il nostro giro. Ci muoviamo in quota, in un sottobosco di faggio, alla nostra destra pendio abbastanza ripido verso la vallata bassa solcata da un rio impetuoso, alla nostra sinistra il monte. Improvvisamente, esattamente in marcia in senso contrario sullo stesso sentiero, ci si fanno incontro tre cani, uno al centro grande nero e due più piccolini bianchi ai lati; ci puntano con una aggressività inusuale, io qualche metro indietro rispetto a mio suocero sul sentiero capisco che la situazione non è piacevole ed indietreggio, loro corrono abbaiando verso mio suocero, il quale ha la prontezza di accosciarsi in terra e raccogliere un paio di pietre pesanti delle quali una la scaglia contro i tre cani, restando accosciato, quasi fosse anche lui un cane. Loro si fermano, sono lì, a circa 5 metri da noi, non attaccano ma non ci lasciano neanche andare avanti. La scena resta congelata ed immutata per qualche minuto ed io sono realmente terrorizzato dall’accaduto, ma non abbiamo altra scelta, in qualche modo dobbiamo scendere da lassù. Non vogliamo tornare sui nostri passi, sarebbe troppo lungo, ed allora raccogliamo un paio di rami secchi e robusti di faggio e decidiamo di scendere a valle sulla destra, tagliando il versante per raggiungere il rio di fondo valle; non sono mai passato da quelle parti ma credo sia possibile, consulto la carta, posiziono il mio gps con un go to sul punto più vicino segnato a valle ed iniziamo a scendere. Loro sembrano soddisfatti della nostra “scelta” e per una ventina di minuti circa li perdiamo. Scendiamo in quota di circa 300 metri, siamo prossimi al fondo valle, il mio GPS indica un punto già tracciato a circa 400 metri in linea d’aria ma il passaggio è una piccola gola incassata tra rocce calcaree. Entriamo là dentro e noto subito a terra qualcosa di strano, resti di animali morti, vedi le foto a seguire, accendo la videocamera, inizio a filmare ma ecco di nuovo abbaiare ed ululare; stavolta sono davanti, intorno e sopra di noi, sono più di tre, forse una decina, mio suocero vorrebbe comunque passare, siamo ad un passo dal fondo valle, ma io non me la sento, ripieghiamo correndo, tralascio alcuni dettagli per altri motivi personali. Ne veniamo fuori malconci entrambi, non voglio entrare nei dettagli, riusciamo a rientrare in paese dopo aver ripercorso i nostri passi per circa altre 4 ore di cammino. Non voglio terrorizzare nessuno, però talora i cani randagi, e peggio, gli ibridi cane/lupo, possono rappresentare un vero pericolo. Grazie a tutti, la discussione è aperta.
  8. grande Didò, posso solo applaudire e confermarti la triste situazione del sudtirol; sono rientrato da pochi giorni dalla Valle Aurina e, oltre alla neve fresca sui 1700 metri che ha abbassato repentinamente la temperatura, il bosco è incredibilmente asciutto. Grandissimi pertanto che avete beccato la bolla buona. Un caro saluto.
  9. Maria, non volevo entrare, da estraneo, nel tuo dolore e questa era, ed è ancora, la mia prima preoccupazione; per questo ho esitato a lungo prima di scrivere questo post. Giorgio non l’ho mai incontrato, ma la sua sensibilità ed intelligenza trasparivano nitidamente da quanto scriveva e condivideva con noi del forum. La sua cortesia invece l’ho saggiata dai vari messaggi privati che ci siamo scambiati e tramite i quali mi ha guidato alla prima scoperta di un mondo fatto di posti incantati. Fu lui a consigliarmi il garnì a Predazzo quando, circa tre anni fa, facemmo il nostro primo tour in valle e da allora ci siamo tenuti in contatto raccontandoci un po’ di noi. La bellezza e la solennità dei suoi post è poi divenuta di una struggente potenza nell’ultimo anno e ne percepivo, e ne percepisco ancora, ogni singolo brivido che la lettura generava. Mi piacerebbe molto che i suoi pensieri, messaggi per il cuore scritti col cuore, come tu dici, fossero fruibili da tanti, da tutti quelli che dimenticano il senso del tempo ed il valore di ogni breve momento. Sto cullando il sogno di partecipare all’ascensione verso Cima Cece e, se riuscirò, stringerò allora a te la mano come avrei fatto con lui. Un caro saluto, Massimiliano.
  10. A te Giorgio un pensiero dalla tua vallata, dalle tue cime, dai tuoi boschi, che solo grazie ai tuoi racconti e suggerimenti, sto imparando oggi a conoscere dal vero.
  11. Riaffiorano queste parole, la voglia di raccontarsi, di essere luce fino all’ultimo momento, di salire in alto e di pregare, e ne vengo travolto e stravolto come un ciottolo sulla riva di un mare in burrasca.
  12. Ogni parola andava sempre al suo posto, naturalmente, così come ogni colore e profumo ora mi sembrano frutto dell’attento studio di un regista supremo.

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